giovedì, 14 giugno 2007
Ho scoperto che in me c’era qualche cosa che non andava quando alle scuole elementari mi sono innamorata di un bambino perché aveva  la felpa della best company.
Mi sembrava bellissimo, dava quest’idea del bambino  americano  che magari nel tempo libero giocava a baseball con il padre ( in realta’ giocava a calcio come tutti).
Era il fascino di questa felpa, ai miei occhi bellissima.
La best company fu una rivoluzione a mio parere. Le scritte grandi spessorate in spugna, grafiche così diverse dalle felpe comuni degli anni 80, rifiniture dei colli in tre colori, comunicavano a me qualcosa di troppo speciale: l’avrei voluta anch’io, mi sarei sentita un po’ come le ragazzine di quel serial tv (di cui non ricordo il nome) in cui tutte le ragazze erano al college e una di loro non si toglieva mai i pattini fatti a scarpa da ginnastica ( altra cosa che ho sempre sognato di avere ).
Mi sono accontentata del fidanzatino con la felpa…..non ce la potevamo permettere.

Altro segnale: alle scuole elementari, quando ho potuto togliermi le scarpe correttive ( pessimo ricordo..non erano fashion per niente e tutti le riconoscevano: esistevano solo due modelli: a “un piano “ per problemi più lievi, o a “due piani “ quasi stivaletti di forrest gump, se il problema era grave: io avevo le prime per fortuna) non trovavo nessuna scarpa da bambina che mi piacesse. Mi piacevano solo le scarpe da uomo, mia  madre era disperata, il nostro shopping durava interi sabati e non mi accontentava mai.

Seconda attrazione: la zerododicibenetton. Una mia compagna di classe aveva interi completi. Mi ricordo una maglia lunga blu elettrico con pinguino ricamato che portava con una bellissima calzamaglia a righe  e le kicker’s..favolosa, o dei jeans ( i miei comunemente erano el paso) con impunture e bottoni a contrasto verdi  che portava con maglietta a righe bianche e verdi: un ‘altro mondo. I colori di benetton apparivano più colorati, abbagliavano , e una  maglieria cosi’carina non si era mai vista. La mia invidia per questa compagna di classe fashion cresceva ma lei mi era simpatica perciò non ho potuto sfogarmi in altro modo se non nell’essere l’amica della bambina che vestiva benetton.

Mia madre in compenso ad ogni mio compleanno mi regalava un capo zerododici e ricordo ancora ogni capo: camicino blu con goodet al fondo e colletto da marinaio , cappellino in jeans bleached, t shirt con stampa gelato arancio, costumino intero bianco con stampa di una bambina che sogna e dalla sua testa si sprigiona una nuvola di cuori., regali indimenticabili perché tanto tanto desiderati e soprattutto perché erano gli unici capi di benetton che possedevo.

Alle scuole medie ho cominciato a crearmi un mio stile  per compensare  l’impossibilità di comprarmi cose nuove o” firmate” molto spesso, ho iniziato ad andare con mia sorella a comprarmi cose usate ( vintage ok..), era bellissimo mi potevo permettere tantissimi vestiti, ero felicissima ma costretta a portare generi un po' 60’s e a diventare un filino “rock”.

Fino a che ho potuto scegliere il mio futuro e l’unica risposta che mi risuonava nel cervello fu: devi imparare a farti i vestiti da sola.

E così fu. Andai in una scuola di moda e cominciai a cucirmi un sacco di cose, le mie amiche attuali mi hanno detto che in discoteca ero conosciuta come quella che si fa i vestiti da sola, che ridere!
Ogni sabato ( si andava in discoteca alla domenica ) mi facevo un abitino nuovo, i miei abiti dovevano avere questa caratteristica : una tempistica nell’esecuzione di meno di mezz’ora altrimenti mi stufavo, perciò erano rifiniti solo all’esterno, dentro erano pieni di fili, le t-shirt non avevano nemmeno rifiniture esterne, erano a taglio vivo e dopo il lavaggio si autodistruggevano.
Esempio: la sera che ho conosciuto il mio fidanzato attuale ( avevo 17 anni) e sono salita sulla sua auto, gli spallini di perline del mio abitino a sottoveste bianco sono saltati come un fuoco d’artificio !! Quando ha rivenduto la macchina, se cercavi bene, ne scovavi ancora qualche esemplare.

Naturalmente con questa capacità di fare vestiti ho avuto vari tipi di incombenze. Un  esempio: i vestiti “seriali “ per i matrimoni  delle mie amiche  (osceni ripensandoci oggi, forse perché sempre rigorosamente non rifiniti!!)
Durante la preparazione di uno dei matrimoni non potevo assumermi tutto il lavoro da sola perciò ho avuto la brillante idea di farmi aiutare a cucire da loro: mai preso in mano un ago…troppo poco fashion..
Eva ha cucito direttamente le t shirt al tappeto del tavolo, Sofia ha completamente chiuso la scollatura : era impossibile entrare con la testa.
Alla fine le abbiamo fatte fare alle varie nonne.

Oggi lavoro in un’ importante azienda di abbigliamento, i tessuti, gli  stilisti isterici, le riviste che non riesci mai a guardare, la camicina altovendente che ogni stagione occorre azzeccare - non nascondo che mi creano una qualche notte insonne.

Tuttavia quando ripenso a quanto mi piaceva  la felpa della best company del mio fidanzatino capisco che non potrei essere altrove.
postato da: maia2006 alle ore giugno 14, 2007 15:02 | Permalink | commenti (18)
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lunedì, 11 giugno 2007
Da piccola ho sempre avuto cani: una generazione intera di femmine (quelle che nessuno vuole per paura dei diciotto cuccioli) bastardine di mezza taglia colore nero con riga bianca al centro della testa, il vero cane comune. In ordine di generazione: dora, topi, titina.

Topi l’ho vista partorire. I cani, quando escono, fanno un rumore come tappi che si staccano dalla bottiglia, sono rimasta impressionata.
Come le galline di mia nonna e, come tutti i cani cresciuti negli anni 80 in campagna, mangiavano di tutto: cocomero, noci, rimasugli di ogni tipo di pranzo, carne, pesce, torte, pavesini... e non si ammalavano mai.

Poi il vuoto. Per tanti anni non abbiamo avuto piu nessun animale, non  ricordo il perché.
Dopodiché  è iniziata la SCIAGURA.

La prima sventura è accaduta con una cocorita blu.
La cocorita dovrebbe essere una presenza inesistente, dal poco impegno. Questo è vero, se non fosse che alla mia cocorita cresceva in modo esponenziale il becco.
E non si fermava.
Si deformava di giorno in giorno, fino a quando non riusciva piu a nutrirsi e io inseme a mia mamma dovemmo iniziare a potarlo.
Beh non vi dico la fatica…e non vi dico il mostro che diventò dopo poco…fino a quando, in una delle tante toelettature, volò via.
Probabilmente fu un suicidio volontario.

Seconda sciagura: i criceti.
Fu il mio fidanzato a regalarmi due simpatici criceti per Natale: uno tutto beige ed uno bianco e beige, in una gabietta a due piani rossa.
Nel mio immaginario erano due cuccioli, io li guardavo con tenerezza  depositare nelle guance una quantità mpressionante di cibo (ci stanno fino a 20 noccioline!), correre sulla ruota, preparare la tana, quando, dopo poco tempo ( ore ) notai  una cosa strana: trombavano!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Io sin da piccola ho sempre odiato gli amplessi tra animali e, ad ogni documentario che li mostrava,  mi affrettavo a cambiare canale (per fortuna Freud è morto), pertanto vedere i miei due “cuccioli “ trombare fu uno shock: mi affrettai a dividerli con una spazzola e a separare in due la gabbietta.
Ma non ci fu nulla da fare, la femmina ( troietta) alzava di continuo la coda e cercava in ogni modo di avvicinarsi alla parte riservata al maschio, così decisi: li coprii con un telo nero ( per non vederli ) e lasciai fare alla natura.
Dopo dieci giorni avevo dieci, anzi nove cricetini( uno morì con la bocca aperta..che impressione!!)
L’esperienza dei nuovi cuccioli fu bellissima, correvano in tre sulla ruota, avevano il cuoricino nero che si vedeva, erano minuscoli ma avevano tutto, anche le mani.
Li ho svezzati e venduti ad un negozio di animali per 1.500 lire l’uno.
E mi sono tenuta i genitori che sono morti nel seguente modo:
Ad uno è scoppiato il culo dopo essere stato punto da una zanzara della bassa padana.
L’altro l’ho trovato schiacciato come una sottiletta pelosa sotto la ruota: mia nonna durante le vacanze se lo era dimenticato, non ha mangiato per 15 giorni.

Il boxer pieno d’acqua.
Mia madre ha sempre amato i boxer, ne aveva uno appena sposata, si chiamava tago, era cieco.
Pochi anni fa ad una mia collega nacque una cucciolata di boxer fulvi, io convinsi mia madre e prenderne uno. Da qui, ricominciò la nostra tradizione canina, ma fu la sciagura piu’ grande di tutte le altre, anzi nemmeno paragonabile.
Parky ( questo era il suo nome derivante da morbo di parkinson perché da piccolo tremava un po’) era un bellissimo esemplare di boxer con una palla sola (secondo segnale negativo per chi si intende un poco di cani), con il muso piu carino e triste del mondo.
Tutto comincio’ così:
Un bel giorno mia sorella lo porto’a fare una passeggiata al parco, lui aveva circa due mesi, la passeggiata durò circa un’ ora e al ritorno parky stramazzò a terra svenuto. Questa fu la prima avvisaglia. Poco tempo dopo notai che la sua  pancia era un poco piu gonfia del solito, lo portai dal veterinario che mi disse: o ha i vermi ( possibile) o è stato avvelenato ( impossibile) o ha un problema piu grave ( possibilissimo!).
Infatti.
A parky cresceva la pancia  come una borraccia , si riempiva di acqua perchè aveva un gravissimo problema al cuore.
Alla prima visita gli diedero due mesi di vita, ma parky con le nostre amorevoli cure durò due anni.
Le cure consistevano in:
Svuotamento della” borraccia" presso clinica universitaria ( circa 7 litri ogni volta!!!!!!) Ogni 15 gg al costo di  200 euro.
Nutrimento a base di sovracosce di pollo al microonde ( non mangiava altro )
 crema nutriente fatta a mano dal farmacista per il naso ( che si sbriciolava come la terra per la poca salute ..sapete il detto: se il naso è umido il cane è sano..beh fate un po voi..)
Parky si era adeguato alla sua condizione, è rimasto fermo nella crescita a circa 8 mesi, non sembrava soffrire . Quando il suo peso aumentava per i litri  d’acqua lo portavamo in giro con un passeggino modificato apposta per lui , o in un grande cestino nella bici.
Parky è morto tra le  mie braccia una notte d’estate, adesso è seppellito nel mio giardino ( nonostante sia proibito, ma figuriamoci se un cane lo si riesce a gettare nell’immondizia ) insieme a : tago, topi la titina e  i due criceti sessuomani.

Mia nonna da allora non mangia più pollo. E’ rimasta intossicata dall’odore che sprigionava il microonde.






postato da: maia2006 alle ore giugno 11, 2007 10:49 | Permalink | commenti (13)
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