Ho scoperto che in me c’era qualche cosa che non andava quando alle scuole elementari mi sono innamorata di un bambino perché aveva la felpa della best company.
Mi sembrava bellissimo, dava quest’idea del bambino americano che magari nel tempo libero giocava a baseball con il padre ( in realta’ giocava a calcio come tutti).
Era il fascino di questa felpa, ai miei occhi bellissima.
La best company fu una rivoluzione a mio parere. Le scritte grandi spessorate in spugna, grafiche così diverse dalle felpe comuni degli anni 80, rifiniture dei colli in tre colori, comunicavano a me qualcosa di troppo speciale: l’avrei voluta anch’io, mi sarei sentita un po’ come le ragazzine di quel serial tv (di cui non ricordo il nome) in cui tutte le ragazze erano al college e una di loro non si toglieva mai i pattini fatti a scarpa da ginnastica ( altra cosa che ho sempre sognato di avere ).
Mi sono accontentata del fidanzatino con la felpa…..non ce la potevamo permettere.
Altro segnale: alle scuole elementari, quando ho potuto togliermi le scarpe correttive ( pessimo ricordo..non erano fashion per niente e tutti le riconoscevano: esistevano solo due modelli: a “un piano “ per problemi più lievi, o a “due piani “ quasi stivaletti di forrest gump, se il problema era grave: io avevo le prime per fortuna) non trovavo nessuna scarpa da bambina che mi piacesse. Mi piacevano solo le scarpe da uomo, mia madre era disperata, il nostro shopping durava interi sabati e non mi accontentava mai.
Seconda attrazione: la zerododicibenetton. Una mia compagna di classe aveva interi completi. Mi ricordo una maglia lunga blu elettrico con pinguino ricamato che portava con una bellissima calzamaglia a righe e le kicker’s..favolosa, o dei jeans ( i miei comunemente erano el paso) con impunture e bottoni a contrasto verdi che portava con maglietta a righe bianche e verdi: un ‘altro mondo. I colori di benetton apparivano più colorati, abbagliavano , e una maglieria cosi’carina non si era mai vista. La mia invidia per questa compagna di classe fashion cresceva ma lei mi era simpatica perciò non ho potuto sfogarmi in altro modo se non nell’essere l’amica della bambina che vestiva benetton.
Mia madre in compenso ad ogni mio compleanno mi regalava un capo zerododici e ricordo ancora ogni capo: camicino blu con goodet al fondo e colletto da marinaio , cappellino in jeans bleached, t shirt con stampa gelato arancio, costumino intero bianco con stampa di una bambina che sogna e dalla sua testa si sprigiona una nuvola di cuori., regali indimenticabili perché tanto tanto desiderati e soprattutto perché erano gli unici capi di benetton che possedevo.
Alle scuole medie ho cominciato a crearmi un mio stile per compensare l’impossibilità di comprarmi cose nuove o” firmate” molto spesso, ho iniziato ad andare con mia sorella a comprarmi cose usate ( vintage ok..), era bellissimo mi potevo permettere tantissimi vestiti, ero felicissima ma costretta a portare generi un po' 60’s e a diventare un filino “rock”.
Fino a che ho potuto scegliere il mio futuro e l’unica risposta che mi risuonava nel cervello fu: devi imparare a farti i vestiti da sola.
E così fu. Andai in una scuola di moda e cominciai a cucirmi un sacco di cose, le mie amiche attuali mi hanno detto che in discoteca ero conosciuta come quella che si fa i vestiti da sola, che ridere!
Ogni sabato ( si andava in discoteca alla domenica ) mi facevo un abitino nuovo, i miei abiti dovevano avere questa caratteristica : una tempistica nell’esecuzione di meno di mezz’ora altrimenti mi stufavo, perciò erano rifiniti solo all’esterno, dentro erano pieni di fili, le t-shirt non avevano nemmeno rifiniture esterne, erano a taglio vivo e dopo il lavaggio si autodistruggevano.
Esempio: la sera che ho conosciuto il mio fidanzato attuale ( avevo 17 anni) e sono salita sulla sua auto, gli spallini di perline del mio abitino a sottoveste bianco sono saltati come un fuoco d’artificio !! Quando ha rivenduto la macchina, se cercavi bene, ne scovavi ancora qualche esemplare.
Naturalmente con questa capacità di fare vestiti ho avuto vari tipi di incombenze. Un esempio: i vestiti “seriali “ per i matrimoni delle mie amiche (osceni ripensandoci oggi, forse perché sempre rigorosamente non rifiniti!!)
Durante la preparazione di uno dei matrimoni non potevo assumermi tutto il lavoro da sola perciò ho avuto la brillante idea di farmi aiutare a cucire da loro: mai preso in mano un ago…troppo poco fashion..
Eva ha cucito direttamente le t shirt al tappeto del tavolo, Sofia ha completamente chiuso la scollatura : era impossibile entrare con la testa.
Alla fine le abbiamo fatte fare alle varie nonne.
Oggi lavoro in un’ importante azienda di abbigliamento, i tessuti, gli stilisti isterici, le riviste che non riesci mai a guardare, la camicina altovendente che ogni stagione occorre azzeccare - non nascondo che mi creano una qualche notte insonne.
Tuttavia quando ripenso a quanto mi piaceva la felpa della best company del mio fidanzatino capisco che non potrei essere altrove.
Mi sembrava bellissimo, dava quest’idea del bambino americano che magari nel tempo libero giocava a baseball con il padre ( in realta’ giocava a calcio come tutti).
Era il fascino di questa felpa, ai miei occhi bellissima.
La best company fu una rivoluzione a mio parere. Le scritte grandi spessorate in spugna, grafiche così diverse dalle felpe comuni degli anni 80, rifiniture dei colli in tre colori, comunicavano a me qualcosa di troppo speciale: l’avrei voluta anch’io, mi sarei sentita un po’ come le ragazzine di quel serial tv (di cui non ricordo il nome) in cui tutte le ragazze erano al college e una di loro non si toglieva mai i pattini fatti a scarpa da ginnastica ( altra cosa che ho sempre sognato di avere ).
Mi sono accontentata del fidanzatino con la felpa…..non ce la potevamo permettere.
Altro segnale: alle scuole elementari, quando ho potuto togliermi le scarpe correttive ( pessimo ricordo..non erano fashion per niente e tutti le riconoscevano: esistevano solo due modelli: a “un piano “ per problemi più lievi, o a “due piani “ quasi stivaletti di forrest gump, se il problema era grave: io avevo le prime per fortuna) non trovavo nessuna scarpa da bambina che mi piacesse. Mi piacevano solo le scarpe da uomo, mia madre era disperata, il nostro shopping durava interi sabati e non mi accontentava mai.
Seconda attrazione: la zerododicibenetton. Una mia compagna di classe aveva interi completi. Mi ricordo una maglia lunga blu elettrico con pinguino ricamato che portava con una bellissima calzamaglia a righe e le kicker’s..favolosa, o dei jeans ( i miei comunemente erano el paso) con impunture e bottoni a contrasto verdi che portava con maglietta a righe bianche e verdi: un ‘altro mondo. I colori di benetton apparivano più colorati, abbagliavano , e una maglieria cosi’carina non si era mai vista. La mia invidia per questa compagna di classe fashion cresceva ma lei mi era simpatica perciò non ho potuto sfogarmi in altro modo se non nell’essere l’amica della bambina che vestiva benetton.
Mia madre in compenso ad ogni mio compleanno mi regalava un capo zerododici e ricordo ancora ogni capo: camicino blu con goodet al fondo e colletto da marinaio , cappellino in jeans bleached, t shirt con stampa gelato arancio, costumino intero bianco con stampa di una bambina che sogna e dalla sua testa si sprigiona una nuvola di cuori., regali indimenticabili perché tanto tanto desiderati e soprattutto perché erano gli unici capi di benetton che possedevo.
Alle scuole medie ho cominciato a crearmi un mio stile per compensare l’impossibilità di comprarmi cose nuove o” firmate” molto spesso, ho iniziato ad andare con mia sorella a comprarmi cose usate ( vintage ok..), era bellissimo mi potevo permettere tantissimi vestiti, ero felicissima ma costretta a portare generi un po' 60’s e a diventare un filino “rock”.
Fino a che ho potuto scegliere il mio futuro e l’unica risposta che mi risuonava nel cervello fu: devi imparare a farti i vestiti da sola.
E così fu. Andai in una scuola di moda e cominciai a cucirmi un sacco di cose, le mie amiche attuali mi hanno detto che in discoteca ero conosciuta come quella che si fa i vestiti da sola, che ridere!
Ogni sabato ( si andava in discoteca alla domenica ) mi facevo un abitino nuovo, i miei abiti dovevano avere questa caratteristica : una tempistica nell’esecuzione di meno di mezz’ora altrimenti mi stufavo, perciò erano rifiniti solo all’esterno, dentro erano pieni di fili, le t-shirt non avevano nemmeno rifiniture esterne, erano a taglio vivo e dopo il lavaggio si autodistruggevano.
Esempio: la sera che ho conosciuto il mio fidanzato attuale ( avevo 17 anni) e sono salita sulla sua auto, gli spallini di perline del mio abitino a sottoveste bianco sono saltati come un fuoco d’artificio !! Quando ha rivenduto la macchina, se cercavi bene, ne scovavi ancora qualche esemplare.
Naturalmente con questa capacità di fare vestiti ho avuto vari tipi di incombenze. Un esempio: i vestiti “seriali “ per i matrimoni delle mie amiche (osceni ripensandoci oggi, forse perché sempre rigorosamente non rifiniti!!)
Durante la preparazione di uno dei matrimoni non potevo assumermi tutto il lavoro da sola perciò ho avuto la brillante idea di farmi aiutare a cucire da loro: mai preso in mano un ago…troppo poco fashion..
Eva ha cucito direttamente le t shirt al tappeto del tavolo, Sofia ha completamente chiuso la scollatura : era impossibile entrare con la testa.
Alla fine le abbiamo fatte fare alle varie nonne.
Oggi lavoro in un’ importante azienda di abbigliamento, i tessuti, gli stilisti isterici, le riviste che non riesci mai a guardare, la camicina altovendente che ogni stagione occorre azzeccare - non nascondo che mi creano una qualche notte insonne.
Tuttavia quando ripenso a quanto mi piaceva la felpa della best company del mio fidanzatino capisco che non potrei essere altrove.




